L’immaginario di Alexander L. Di Meglio taglia a spigoli la realtà. E non ha importanza se questo porta anche visivamente ad una geometrizzazione delle forme ritratte, o più sottilmente gli spigoli si formano idealmente per i tagli radenti di luce, per la successione di profili e volumi, per l’adiacenza dei piani prospettici e delle linee d’ombra. Fatto sta che la figura si scompone in frammenti, in confini lineari e netti, e solo il colore, solo la luce fondono ed amalgamano la visione. Solo la memoria comprende e decifra il caleidoscopico assemblarsi della percezione.
Dott. Francesco Giulio Farachi, studioso e critico dell’arte

Le opere più recenti di Alexander Luigi Di Meglio nascono da una ricerca formale geometrica di taglio costruttivista, organizzando le grandi superfici ed elaborando una sintesi degli elementi naturali. Nel percorso delle sue ultime opere si ritrovano due momenti fondamentali: da una parte la tecnica Cezanniana del paesaggio (vedi, Roma appunti di viaggio) dove la definizione di un elemento in uno spazio fittizio viene elisa, fusa con le forme contigue, ed il cui rapporto vive in uno spazio ipoteticamente misurato dalla profondità; dall’altra parte il gusto della costruzione, dettato certamente dagli studi di architettura, da cui discende un elaborato più geometrico, rigoroso, fatto di piani di luce, luce che attraversa gli elementi, come nel caso di “svegliarsi al mattino presto in piazza del Popolo” dove la luce simbolo di una dimensione metatemporale si irradia dalla facciata della porta, attraverso la stella dello stemma di Alessandro VII Chigi per diffondersi in tutta l’opera. L’artista crea atmosfere ricche di suggestioni riferimenti a modelli culturali diversi: impressionismo, costruttivismo e cubismo. In questo sito sono presentati vari momenti della sua evoluzione artistica, dalle nature morte, all’episodio naturalistico - psicologico delle papere, all’ultima produzione geometrizzante, un percorso di vita, da cui possiamo immaginare l’evoluzione futura, la vita che verrà. Tutto questo fa parte di una ricerca continua attraverso un tempo artistico i cui valori ed insegnamenti sono trasformati ed elaborati in un linguaggio originale e personalissimo.
Assunta Paravati, pittrice

Le opere paesaggistiche di Alexander Luigi Di Meglio propongono grandi spazi architettonici attraverso una traduzione sognata e felice di passati modelli pittorici, il cubismo e il costruttivismo. L’armonia dei tenui colori e delle linee geometriche donano profondità all’insieme, contrassegnando i piani di luce ed ombra. Nell’opera di Di Meglio l’aggressività cubista viene smorzata e si evidenzia il gusto dell’artista verso la costruzione. L’immediata sensazione di una dimensione solare ed allegra delle piazze romane permane nell’occhio dell’osservatore. Così nel suo “Roma appunti di viaggio – frammenti del foro romano” del 1998 la luce sembra filtrare dall’acqua del Tevere per irradiarsi tra i porticati dei templi, riflettersi sui vetri degli antichi edifici, giocare con le ombre sulle lontane cupole per essere infine catturata dal verde dei suoi parchi. Qui gli elementi fondamentali del paesaggio vengono esaltati, ma non imposti, rimanendo elementi di una grande corale superficie, dove tutto è essenziale. Il naturale ottimismo dell’artista, supportato dai suoi studi di architettura e dalle sue esperienze di vita negli Stati Uniti dove ha passato lunghe stagioni, rendono l’artista capace di suggestive e personali visioni di ambienti cittadini reali o sognati, i quali sembrano proporre una drastica alternativa ai malinconici sogni della metafisica.
Stefano Cosenz

Stefano Cosenz vive e lavora tra Nizza e Roma,dove collabora con Il messaggero e riviste di pittura ed arte

"La realtà come non l'avete mai vista" sembra essere la giusta didascalia alle opere di Alexander Di Meglio. Immergersi nella realtà di queste creazioni, significa abbandonare per un momento quel vocabolario di immagini e forme che costruisce il nostro vedere quotidiano, spezzare l'alfabeto dei ricordi. Immergersi significa cambiare il punto di vista delle cose, scorporare ogni elemento dalla struttura così da renderlo protagonista della scena. La fantasia e la migliore immaginazione prendono così campo libero nell'arte di Alexander: "la Roma storica" vista dallo scorcio di una statua è un labirinto di cubi sovrapposti, i paesaggi cambiano colore e prospettiva coinvolgendo lo spettatore in un gioco surreale ed emozionante, che lascia alla "ragione" il compito di ricomporre i "frammenti" di quelle nuove percezioni.
Enrica Fontanini